mercoledì 16 ottobre 2013

LE MIE SCOPERTE MUSICALI: DIESEL 23

 
DIESEL 23 (ROCK MELODICO)-SVIZZERA
 
 
 
Nonostante i miei sensi siano ancora abbastanza ottenebrati dalla fondue "alquanto alcoolica" che mi sono concessa solo poche ore fa, sono riuscita comunque a riprendermi un po' per parlare di uno dei gruppi che ho scoperto al Rock'n'Bonsai e che hanno destato molto il mio interesse non solo per la capacità artistica dimostrata, ma anche per quella umana che ho potuto apprezzare non solo durante la serata, ma anche nel dopo: i Diesel 23, rockband dal cuore melodico, che nella serata del terzo anniversario della scomparsa di Steve Lee ho avuto modo di ascoltare e di vedere per la prima volta.

Il gruppo in sé è attivo da poco più di un anno, anche se i musicisti che ne fanno parte hanno un fior fiore di esperienze alle spalle e collaborazioni con gruppi del calibro di Tinturia, Troll e Amii Steward, e nello svolgimento del suo lavoro artistico e musicale ha eletto come propria ispirazione qualcosa di a dir poco particolare: il Diesel, che come ben sappiamo rispetto alla "normo benzina" è più lento. Ma è proprio questa lentezza "scelta" che fa sì che i pezzi proposti dai Diesel 23 non solo siano precisi a livello musicale, ma anche di qualità eccelsa.
E quel 23? Beh, devo dire che di tutto il nome, oltre al Diesel, è stata la scelta che mi ha più incuriosita, ma che è stata subito soddisfatta dal cantante Umberto Alongi: il nome della band infatti è stato scelto il 23 maggio alle ore 23. Da qui la decisione finale di aggiungere quel 23 finale.

Andranno anche a Diesel, saranno lenti, precisi, ma decisamente di strada ne hanno fatta in poco più di un anno e mezzo: diversi concerti sparsi su tutto il territorio ticinese, ai quali si aggiunge un padrinato d'eccezione nella figura del chitarrista dei Gotthard Leo Leoni, e un album dal titolo molto significativo "Last Chance" (ultima possibilità). Come mi ha raccontato il cantante della band, questo titolo riassume un po' delle situazioni in cui, chi più chi meno, ci siamo ritrovati a che fare almeno una volta nella nostra vita: ultima possibilità di fare sul serio, ultima possibilità di recuperare un amore (e qui devo dire che mi riconosco anche abbastanza nei temi, visto che chi più chi meno, i libri della serie "I love Rock'n'Roll" trattano questi temi al di là dello scopo di scrivere dei romance in cui sia però presente anche un pizzico di romanzo sociale, uno di diario di viaggio e uno ancora di giallo), ultima possibilità di recuperare una vita, quando la stessa la si è sprecata magari in malomodo tra vizi ed eccessi di ogni genere. Oltre che titolo del disco, è anche il titolo di una canzone presente al suo interno.

Parlando dell'album un po' più a fondo, all'interno dello stesso ci saranno otto tracce musicali inedite, anzi, forse anche dieci, e con un'unica cover dedicata ai Gotthard ("One Life, One Soul", stupenda e che ho già sentito a Lugano). Ma per la gioia degli impazienti, prima dell'album ufficiale uscirà il singolo "Between Angels and Demons" scritta da Umberto Alongi, con musiche di Michel Lorenzi e arrangiamenti dell'autore e del chitarrista e leader Ivan Santangelo.

E per quanto riguarda i progetti futuri? Beh, dopo un minitour di successo che li ha portati in Sicilia, in questo periodo i Diesel 23 si stanno anche creando dei contatti per un minitour in Campania, e perché no, anche degli impegni lavorativi all'estero. Ce la faranno questi rockers dal cuore grande e con la passione per la musica fatta a regola d'arte? Io direi proprio di sì!

Contatti per concerti, tour, altre proposte e iniziative (feste, matrimoni, eventi aziendali):

email: info@diesel23.ch

numeri di telefono

Ivan: 0041792182219

Umberto: 0041766750411




Un pöör Crist al m'à dùmandaa...

...da dàg un zichinin d'atenzion, parché la sò vida a l'è inscì vöeida, ch'el tröva ül temp da scassà dal deschnööf septembar tücc i dì i cujon. Ma mi a sùm sciüreta bela, ed anca se in 18 cümenti al ma minaciaa, al ma insultaa, al ma disù da tücc i cülüür, a sùn inscì böna da dedicà a lù e a tücc la so raza sta canzüneta bela dal Sordi...e par ül rest al pö tücc quel che vöer, tant l'è mia che ma na frega pùssee da quel tant...


http://www.youtube.com/watch?v=VrOLHeO0M8g

"gia' che ce so me levo st'altro peso, co' tte che fai il capoccia e stai piu' su, te sei allargato troppo,
senti a coso, mica t'offendi se, te do del tu, te c'hanno mai mannato, a quel paese, sapessi quanta gente che ce sta a tte te danno la medaglja d'oro, e noi te ce mannammo tutti in coro, e va e va, chi va con la polenta e baccala'...io so' salmone e nun me 'mporta niente, a me me piace anna' contro corente, e va e va
che piu' sei grosso e piu' ce devi anna'...e t'a ritroverai nel posto giustoe prima o poi vedrai ce provi gusto"

EH DAJE, MÒ MOCOLA E VAN A LAVURÀ! :P

Quando disorganizzazione fa rima con mancanza di professionalità

Innanzitutto mi permetto una breve premessa, e questo per rispondere alle lamentele delle persone (fans arrabbiati?) che si sono fatte sentire con l'organizzatore della manifestazione di cui andrò a parlare, senza peraltro avere il coraggio, né tanto meno le palle, di mandare invece un messaggio privato alla sottoscritta. E dire che non era neppure tanto difficile trovarmi, in fondo mi sono anche preoccupata di firmare le due recensioni per i giornali online per cui scrivo, e non avendo la privacy così “stretta”, era sufficiente fare una piccola ricerchina in facebook e zac, sarei saltata fuori subito visto che io sono la prima della trafila di tante “Francesca Orelli”. Ma no, più facile lagnarsi con l'organizzatore e andare a scassare i maroni ad una pagina che non centra nulla, “colpevole” solo di aver pubblicato un report come per gli altri concerti, anziché mandarmi un messaggio, al quale avrei risposto senza peli sulla lingua, elecando tutte le ragioni per cui ho deciso di favorire un gruppo e stroncarne invece un altro, o almeno il parere che riguarda la mia persona, dato che alla redazione delle recensioni hanno partecipato ben quattro tra reporter, persone che fanno già il critico musicale da anni o che stanno facendo un corso universitario specifico per diventarlo, e giornalisti (che pur se partecipanti a piccoli testate, rimangono tali).

Ragazzi (anche se dovrei chiamarvi “bambini e bambine” vista la vostra età), prima di tutto, e questo per dissimulare qualunque giudizio da parte vostra, a parte due gruppi che avevo già visto all'openair di Palagnedra e a Palco ai Giovani, io non conoscevo nessuna delle bands presenti al Rock'n'Bonsai, di conseguenza nell'espressione dei miei giudizi non sono stata guidata né da antipatie/simpatie, né da altri motivi soggettivi che avrebbero potuto portare la mia penna a favorire un gruppo piuttosto che un altro.
Per gli stessi mi sono esclusivamente avvalsa delle impressioni ricevute nel momento in cui i gruppi sono saliti sul palco ad esibirsi.
Secondariamente, io sono tre (anzi, forse anche quattro) anni che scrivo recensioni e articoli di critica musicale e letteraria, sia per la pagina che gestisco insieme ad altre tre persone e dedicata al mondo dei Gotthard, sia per altri blog, giornali e magazine online a cui collaboro attivamente.
Quindi insomma, a differenza vostra, e questo senza contare il fatto che da un anno e mezzo circa sto anche facendo un percorso di laurea proprio per diventare un critico professionista, gli strumenti basilari per poter esprimere in modo oggettivo un giudizio, e scrivere una recensione, li possiedo a piene mani, anche perché comunque l'esperienza alle spalle, seppur ancora minima, ce l'ho!

Sottolineo inoltre ancora una volta, anche se chi più chi meno, lo abbiamo già fatto fin troppo e a troppe riprese io e le altre colleghe presenti alla serata.
Alla sera dei concerti non c'ero solo io, ma ben quattro ragazze, che insieme a me, hanno scritto, preso nota, elaborato, le proprie recensioni, dopodiché, non appena abbiamo avuto un momento di calma, ce le siamo inviate tra di noi per riscontrare qual'erano i punti comuni che comparivano a più riprese e quali invece erano dei giudizi singoli talmente irrilevanti da poter essere lasciati stare in tutta tranquillità. L'insieme dei punti comuni raccolti ha portato quindi ad un giudizio oggettivo condiviso da tutte in merito ai gruppi, fatto senza tenere conto delle vittorie ad altri concorsi, né di chi aveva già vinto o perso.
Così lavora qualunque critico, sia musicale sia letterario (basta che chiedete lumi ad uno qualsiasi che fa questo mestiere e vi dirà la stessa cosa), e così abbiamo fatto noi.
In ultimis: come in tutte le situazioni che si rispettino, il giudizio di un gruppo di critici o di reporter può anche non coincidere con quello della giuria, ma non per questo vuol dire che sono nel torto o che stanno sbagliando. Anche perché poi, che uno vinca, che uno perda, poi è sempre il pubblico fuori, e che non conosce nessuna delle bands, a farsi il proprio giudizio in materia, non solo leggendo le recensioni, ma anche andando a spulciare i video delle bands stesse.
Detto questo, chiuso il primo punto, e per quel che mi riguarda non ci tornerò più su a discuterne.

Parlando invece dell'organizzazione del Rock'n'Bonsai: ora, già nei mesi precedenti ci sono state alcune “cosine” che mi hanno fatto abbastanza riflettere, come quella volta in cui mi sono ritrovata letteralmente “scaricata” sulle spalle le responsabilità che doveva essere degli organizzatori, come trovare la security, cosa molto importante anche per un evento di piccole dimensioni (e non liquidare la cosa con frasi “tanto non serve”, come ho avuto modo di sentire anche sul posto, e dalla bocca di uno degli organizzatori per di più), ma quando mi sono presentata sul posto, era chiaro che c'erano altre cose che potevano essere fatte meglio, se l'organizzazione avesse dimostrato un po' più di professionalità nel creare l'evento, e altre che non mi sono andate proprio giù.
Innanzitutto mi ha stupito molto la mancanza di cartelloni (ma mica c'era uno sponsor che si occupava di farli?), per poi ritrovarmi, solo quando mi sono avvicinata, un manifestino seminascosto sulla bacheca, e sul dietro per giunta. Okay, forse i cartelloni sono troppo costosi per l'evento, ma era così difficile organizzare due poster, grandi abbastanza da ricoprire la bacheca, da mettere davanti sul dietro? Seconda cosa: passi il catering organizzato in una qualche maniera (pizze e caffè, proposti per di più a prezzi indecenti, al punto che molti degli intervenuti sono dovuti andare fuori a mangiare), passi la sicurezza cercata in ultimis via facebook (deprimente), ma cacchio, non il fatto che il fanclub ufficiale della band, una volta arrivato, non trovi nemmeno dei tavoli pronti messi lì! Santo cielo, e dire che creare una bancarella minima non è nemmeno l'impresa più impossibile della Terra, è sufficiente aprire due tavoli, ricoprirli con una tovaglia di plastica, organizzare due panchine e il gioco è fatto! Io sono cinque anni che lo faccio per un'openair, e i primi quattro anni ero sempre da sola a farlo, ma è sempre andato tutto molto bene.
Ma la cosa che mi ha fatta bollire più di tutte (di rabbia) è stata questa: la madrina dell'evento la si ingaggia proprio per fare la madrina, quindi fare apparenza, accogliere i visitatori, rappresentare gli sponsor all'evento, non per sobbarcare poi sulle sue spalle tutto il lavoro dell'organizzazione perché gli organizzatori non si trovano!

Tornando al discorso delle recensioni però, è qui che si è manifestata in tutta la sua potenza non solo l'evidente disorganizzazione, ma anche la mancanza di professionalità. Mancanza di professionalità nel non saper accettare che alla manifestazione, oltre ai fans, c'erano anche dei reporter e dei critici esterni che hanno scritto un giudizio che differiva di netto da quello della giuria.
E poi, sempre parlando della giuria: da quando in qua è onnipotente e tutti i pareri devono conformarsi con quello espresso dalla stessa? Non si può semplicemente rispettare tutte le opinioni, senza star lì a rimenarla, a ravanarla in tutte le maniere (e a rompere le palle a dei giornalisti e dei critici che possono sì dare una mano ad una manifestazione, se è valida, ma anche affondarla se proprio vedono che non è stata organizzata con la dovuta serietà come in questo caso)? Anche perché poi sarà il pubblico, IL PUBBLICO, quello che deciderà se un artista è valido o meno, se è stata la giuria ad aver ragione o invece il gruppo di critici e reporter presente alla manifestazione...e da quello che ho potuto subodorare nei giorni successivi, il giudizio mio e delle mie colleghe di recensioni e di report, fatto in modo oggettivo e sulla base di quello che è stato visto sul palco, dalla presenza scenica ai testi proposti, dal rapporto con il pubblico fino all'ambientazione, è stato condiviso ed approvato appienamente non da poche persone, che non conoscevano i gruppi e che a seguito delle recensioni sono andate su youtube per appurare quanto c'era di vero nelle stesse e farsi il PROPRIO GIUDIZIO in materia. E santa madre di Dio, se noi eravamo su nelle file alte, e abbiamo guardato giù e a parte un gruppetto nel mezzo, nessuno del pubblico ha battuto le mani davanti all'esibizione del gruppo che abbiamo stroncato tutte e quattro, anche se ognuna per motivi differenti, non è perché ce l'avevamo con il gruppo, ma perché è stato quello che abbiamo effettivamente visto!
Mancanza di professionalità inoltre nel non rispettare non solo che si esprima un giudizio differente, ma anche nel voler mettere a tutti i costi zizzania tra le persone...non per dire, ma se una discussione avviene in privato, la stessa deve rimanere in privato, non essere “fotografata” tramite screen shot per creare discussioni o possibili litigi tra due persone, solo perché una si è lasciata scappare una cosa e l'altra l'ha interpretata male. Bastava rispondere “no, non è così, è cosà” e si chiudeva lì il discorso, punto e stop!
Mancanza di professionalità nel non saper organizzare la manifestazione “nei dettagli”: da un incontro successivo con due giurati, cosa sono venuta a sapere infatti? Che la presentatrice non sapeva che cavolo dire, che un Gotthard, presente sul posto per vedere un'altra band, è stato ingaggiato all'ultimissimo momento per la premiazione, e che anzi, quasi è stato poi “defenestrato” in una qualche maniera solo perché l'organizzatore ha deciso di fare in tutt'altro modo (grazie a Dio che il Gotthard aveva sul posto un amico molto intelligente, al contrario dell'organizzatore cardine che era un idiota con tanto di patente, che lo ha disuaso dal comportarsi così perché sennò una delle più celebri rockstars svizzere lo mandava, giustamente, come cantava Sordi “a quel paeseee...sapessi quanta gente che c'è sta...”), che la giuria è stata formata solo all'ultimo momento, che NON ERA PRONTA e non aveva nemmeno i criteri per esprimere i giudizi (decisi sul momento anche quelli), che i giudizi stessi sono stati messi su dei fogli a quadretti e non su una modulistica apposita (come in ogni concorso che si rispetti)...EEEHHH, MA STIAMO SCHERZANDOOOO????
Da ultimo, ma non meno importante, mancanza di professionalità nel non saper capire che il giudizio espresso da un critico musicale nei confronti della band si dista di molto, anzi, addirittura di chilometri, da quello dell'operato dei giudici.
Un critico, o in questo caso un gruppo di critici e di reporter, può anche non essere d'accordo per nulla con il parere della giuria, ma non per questo deve esprimersi in modo negativo anche sull'esecuzione di una rockband solo perché ne fanno parte alcuni giudici. A noi interessa la musica e quello che vediamo sul palco, non che le persone facciano parte di questo e di quell'altro!
Come giuria per noi potranno essere incompetenti, drogati, stanchi o peggio (in fondo da noi ci si aspetta anche questo per fare un po' di “audience”. Basta che guardiate “Tale e quale show” al venerdì sera, dove questa nota è molto più evidente che negli altri programmi televisivi. Quante volte Claudio Lippi, nel formulare i suoi giudizi, viene attaccato a più riprese dal pubblico, dai critici e dai giornalisti presenti in studio, che non sono d'accordo?), ma nel momento in cui salgono sul palco e si esibiscono, per noi sono musicisti, è se un musicista è bravo, meritevole ed esegue un pezzo talmente bene da far piangere metà sala ed emozionare l'altra metà, noi lo scriviamo esaltandone le capacità, in quanto il nostro mestiere (o la nostra passione) prevede non solo che si esprimano dei pareri il più vicini possibili alla realtà dei fatti, ma anche, se ci sono le capacità, e il TALENTO, nell'artista, nel musicista, nello scrittore esordiente, nel pittore, nello scultore, ecc ecc, di dirlo senza timore.
Mancanza di professionalità nel non sapersi presentare, a livello estetico, bene e come si conviene ad una manifestazione che si arroga il diritto di presentare l'operato di un'associazione no profit, di serietà, di rispetto per tutte quelle persone che sono venute a rendere omaggio ad una personalità straordinaria come Steve Lee. Non dico vestirsi come un damerino per la prima della Scala, per carità, ma nemmeno presentarsi con un “gamargo” da vecchio (“paltò” nel dialetto della mia valle di Muggio) e la barba di sei se non di sette giorni.
Personalmente, se non me l'avesse detto una delle signorine presenti alla cassa, nemmeno io avrei riconosciuto il Calà in quel “clochard” che ad un certo punto si è avvicinato...e devo dire che già a vederlo conciato in quel modo, non è che l'impressione sia stata delle migliori.
Anzi, adesso sto iniziando davvero a domandarmi, come hanno già insinuato diverse persone nei giorni successivi alla pubblicazione delle recensioni (molti dei quali musicisti già conosciuti e che sono stati presenti all'evento nei due giorni) se anziché per Steve Lee, la manifestazione non sia stata organizzata piuttosto perché l'organizzatore voleva vedere a tutti i costi i venti bonsai del cantante, mentre del resto non gliene importava assolutamente nulla...


E su questo chiudo, augurandomi che in futuro, quando scriverò recensioni da sola o con altre persone, non succeda la stessa cosa che è successa con il Rock'n'Bonsai e la sua organizzazione, anche perché non solo mostra la mancanza evidente di rispetto per i giudizi che non si conformano con quello della giuria ufficiale, ma anche la mancanza di professionalità nell'affrontare quello che un evento di tale portata può portare prima, sul posto, ma anche in seguito! E santo cielo, per favore, ma veramente per favore, invece di farvi entrare le cose da un orecchio e farvele uscire dall'altro (vero Calà?), l'anno prossimo, ammesso che decidiate di ripetere l'evento, cercate di organizzarlo un po' meglio, con tutti i crismi del caso ed anche di essere più presenti come organizzatori! 

domenica 15 settembre 2013

IL MITO DEL CANTON TICINO...CHE TANTO MITO NON È!

Sarà per colpa della crisi, sarà che al giorno d'oggi guadagnare molto è quello che conta più di tutto (anche della stessa dignità), fatto sta che da qualche tempo in facebook mi stanno arrivando diverse richieste da parte di italiani del tipo: "mi piacerebbe trasferirmi in Ticino, come faccio?", "mi piacerebbe venire a lavorare in Ticino, cosa devo fare", "mi piacerebbe venire lì, perché qui c'è crisi...", eccetera, eccetera.
Il tutto sulla base di cosa? Che la Svizzera è ricca...


NIENTE DI PIÙ FALSO!


Qualche tempo fa, se non vado errando, avevo spiegato in lungo e in largo certe fregature che le nostre care aziende hanno imparato a fare a danno dei lavoratori ticinesi e italiani, dopo aver visto che con la libera circolazione ci si poteva guadagnare e risparmiare anche bene sulle spalle altrui, in quanto, udite, udite, non c'è una legge che regolamenta la cosa né tanto meno contratti collettivi che proteggano in un qualche modo i lavoratori. Magari il mio post era stato scritto in arabo e in turco, quindi non era di immediata comprensione, quindi mi permetterò di ritornare sull'argomento per spiegare perché, con la situazione che ci troviamo adesso, è preferibile non venire a lavorare qui in Ticino ma piuttosto andare nella Svizzera interna o in quella francese, dove le possibilità di impiego sono decisamente più elevate.

Innanzitutto, come già spiegato nell'altro post, le aziende ticinesi (ma anche italiane che si sono installate da noi) hanno iniziato a fare le furbette...nel 2002 si poteva ancora sperare in uno stipendio equo di 3000-3500 franchi netti (che credetemi, è ancora il minimo), ma adesso i datori di lavori, capendo che dai lavoratori che venivano da fuori potevano trarci un ottimo guadagno e notevole risparmio, cos'hanno fatto?

FACENDO DUE CALCOLI, HANNO DECISO CHE CON QUELLA CIFRA E CONSIDERANDO CHE A QUESTI LAVORATORI NON PAGAVANO NÈ TASSE, NÈ ASSEGNI FIGLI, NÈ CASSE MALATTIA VARIE, IN QUANTO FACEVANO AVANTI E INDIETRO DALLA FRONTIERA, HANNO DECISO DI RIDURRE DI UN BEL PO' LO STIPENDIO E ANZICHÈ UNO A 3000 FRANCHI, DI PRENDERNE TRE A 1000 FRANCHI AL MESE (CHE SPESSO VENGONO PAGATI IN EURO). DOPOTUTTO NON C'ERANO REGOLAMENTAZIONI, NÈ CI SONO TUTTORA, QUINDI POSSONO FARLO BENISSIMO.

Quindi insomma, da quello che avete capito, ecco qual è stata la prima fregatura tutta imprenditoriale a chi veniva qui per avere un salario migliore.

Secondariamente...lo sapevate che nel canton Ticino:

1) Le più grandi aziende stipulano dei contratti illegali, dov'è previsto che il lavoratore esterno sgobbi anche la domenica e nei giorni feriali (quando per legge si sa che è obbligatorio dare quattro settimane di vacanze)? Lì a Mendrisio ne abbiamo un esempio lampante che adesso, con la prossima votazione del 22 settembre, ha iniziato a correre ai ripari e a licenziare in massa...

2) Molte aziende che assumono manodopera estera, pagano lo stesso stipendio in EURO che prendereste per svolgere lo stesso lavoro in Italia, con l'unica differenza che qui in più ci sono da fare diecimila spostamenti?

3) Che qui abbiamo un tasso di disoccupazione che tra poco toccherà il 30%? E sì, non sembra ma a dispetto della sua fama fiabesca, la ricca Svizzera tra poco diventerà la seconda Grecia...

4) Che qui i lavoratori sono sfruttati e le aziende, impegnate come sono a guadagnare, non si preoccupano di dar loro una minima istruzione sulla sicurezza perché tanto "andato uno, visto il costo basso se ne può prendere un altro"? Provate a chiedere alla famiglia di quell'operaio italiano di 37 anni che è morto l'anno scorso in un cantiere, stritolato da una betoniera, a quelle che hanno perso un proprio caro nello scavo dell'Alptransit (e magari lo stesso prendeva poco o nulla), e a quelle che tutti i giorni si trovano confrontate con la paura che la poca sicurezza nei cantieri ticinesi porti via un loro caro o lo danneggi in modo permanente nel fisico.

5) Che qui, i lavoratori residenti, dopo dodici mesi passati in disoccupazione, vanno in automatico in assistenza e presto si ritrovano a dover dipendere dalla Caritas e dal Tavolino Magico per tirare avanti?
Sembra una cosa da poco, ma è anche per questo motivo che, da estremamente tollerante, il Ticino sta diventando uno dei cantoni più razzisti che si possano mai incontrare...e voi verreste a lavorare in un contesto simile? Fossi nella stessa situazione, io preferirei di gran lunga andare a fare la pornostar in un qualche filmetto di quarta lega che trovarmi in mezzo a delle persone che mi soffiano addosso come dei gatti furiosi (ed anche a ragione, vista la situazione che abbiamo qui).

6) Che la povertà sta crescendo ad un ritmo vertiginoso, ed insieme anche lo sfruttamento dei lavoratori, ed intanto come al solito a guadagnarci sono le aziende che fregano?

Qualche giorno fa, solo nella zona di Milano Lambrate, ho visto non uno, ma ben cinque annunci su altrettanti negozi che cercavano commesse, con o senza esperienza. Certo, lo stipendio di certo non sarà elevatissimo, ma per fare avanti e indietro in un cantone che sta lentamente andando a catascio, prendere la stessa cifra e non essere protetto minimamente sul posto di lavoro, e tutto solo per correre dietro ad un mito che tanto mito non è, non credete che ne valga decisamente di più la pena?

lunedì 9 settembre 2013

"FRANCESCA ORELLI SCRITTRICE"...A CHI HA DATO COSÌ TANTO FASTIDIO DA ESSERE OSCURATA?

Qualche settimana fa, mentre stavo navigando con il telefonino in facebook, tra le novità ne ho anche trovata una non proprio gradevole: digitando "Francesca Orelli" nel motore di ricerca facebook, mi sono accorta che usciva ancora il mio profilo, ma non la mia pagina "Francesca Orelli Scrittrice" (cosa che prima invece succedeva). Dopo aver riflettuto a lungo, ho deciso di fare il seguente scritto, che indirizzo soprattutto al responsabile, o ai responsabili, di questa invisibilità.

La mia pagina, nata con lo scopo di promuovere il mio libro "Sognando Rock", è anche, e forse l'unica, delle poche in facebook dove si possono trovare degli articoli o delle opinioni "non censurate" di quello che sta accadendo nel nostro canton Ticino, soprattutto a livello lavorativo ed occupazionale. Inoltre, sempre attraverso la stessa, si può avere uno scorcio reale della condizione femminile tuttora presente (ovvero poco tutelata dalle leggi) e di certe "pagliacciate politiche", viste senza le fette di salame davanti agli occhi perché essendo una persona libera da qualunque bandiera o credenza politica (o dovrei dire superstizione?), di conseguenza esprimo commenti senza peli sulla lingua e in modo da far vedere la realtà e quello che davvero comportano le scelte di certi clown che ci ritroviamo tra capo e collo.
Sarà che noi ticinesi per certi versi siamo ancora rimasti all'Ottocento con la zucca, sarà che a noi non ci piace che qualcuno ci mostri la realtà così com'è e senza tanti abbellimenti, fatto sta che voglio dire solo una cosa: LE VOSTRE INTIMIDAZIONI NON MI FANNO PAURA!
Per quel che mi riguarda, potete continuare a segnalare la mia pagina, fatto sta che nel caso Facebook dovesse rimuoverla, la sottoscritta ne creerà un'altra e lì continuerò a pubblicare articoli e le mie opinioni "incensurate" e in tutta libertà, come pure le novità per quanto riguarda i miei libri e le mie presentazioni! Nascondere la verità sotto un bel mucchio di lustrini preziosi poi non serve a nulla, perché se su facebook una pagina può essere resa invisibile, i blog sono tutt'altra cosa e possono anche raggiungere il doppio, se non addirittura il triplo o il quadruplo, di pubblico rispetto ad una pagina facebook.

Volete nascondere la disoccupazione, gli assistenziati, la povertà che qui nel cantone sta sempre più dilagando? Volete celare che qui non c'è la parità tra i sessi, che qui la donna non solo guadagna quasi 2000 franchi in meno dell'uomo, ma non è protetta a livello legislativo per quanto riguarda il reato di stalking?
Volete far sapere che qui tutti stanno bene, che non ci sono gli abusi da parte delle ditte nei confronti dei lavoratori, che non si rispetta la soglia dello stipendio minimo, che si danno stipendi in euro a chi viene da fuori o contratti illegali (vedi il caso del Foxtown di Mendrisio)? Bene, continuate ad accanirvi pure su facebook, io intanto continuerò a parlare dal mio blog, sia in italiano che in inglese, perché si sa, con l'italiano raggiungerò solo una parte del mondo, ma con l'inglese mi faccio capire da tutti ;).

giovedì 5 settembre 2013

IN LOVE WITH A VOCALIST-THE NEW BOOK! (ENGLISH VERSION)

It's with a great pleasure that I announce that, four months after I sent the news manuscript to the Leucotea Edizioni of Sanremo, between June and December 2014 "In love with a vocalist", the first book of the series and the pre-sequel of "In the hands of the rebel", will be published.
Once again we'll meet the BlackShark, we'll breathe very rock atmospheres, but in this novel, on the contrary of the previous, there will be a touch of romance and sweetness in more (because Daria, the new main character, is more romantic then Ambra), that they'll give a lovestory more classical than that of Leonardo and Ambra, but which I hope will make some little hearts beat again.
The first love is never forgotten...and Steven and Daria will discover it very soon, because after being separated for many years even though they are neighbors, it's enough a newspaper article to make them meet again.
Both they're grown up, they're changed, in the better and in the worst, but the sparkles are always between them, ready to explode and overwhelm them as eight years ago, when the BlackShark have made their debut in the show business. But Steven Fuchet, the vocalist, so in love and eager to help his ex girlfriend in the desperate undertaking to save the record company from bankruptcy, in the reconquest of her heart will find himself face to face with a frightening enemy, the pride of Daria, who in order to save what she loves most and protect BlackShark from a danger that threatens them, is willing to sacrifice herself and her happiness.


INNAMORATA DI UN CANTANTE-IL NUOVO LIBRO!

E con grande piacere che vi annuncio che, a quattro mesi dall'invio del manoscritto alla Leucotea Edizioni di san Remo, tra giugno e dicembre 2014 sarà pubblicato "Innamorata di un cantante", il primo libro della serie nonché pre-sequel di "Nelle mani della ribelle". Ancora una volta incontreremo i BlackShark, respireremo atmosfere molto rock, ma in questo romanzo, a differenza del precedente, ci sarà un pizzico di romanticismo e di dolcezza in più (anche perché Daria, la nuova protagonista, è molto più romantica di Ambra), che faranno da sottofondo ad una storia d'amore più classica di quella di Ambra e di Leonardo, ma che mi auguro che farà battere ancora una volta qualche cuoricino.
Il primo amore non si scorda mai...e Steven e Daria lo scopriranno presto, perché dopo essere stati divisi per molti anni nonostante siano vicini di casa, basta un articolo di giornale per farli incontrare di nuovo.
Entrambi sono cresciuti, sono cambiati, in meglio ed in peggio, ma le scintille sono sempre lì, pronte di nuovo ad esplodere e a travolgerli come otto anni prima, quando i BlackShark hanno fatto il loro debutto nello show business. Ma Steven Fuchet, il cantante, così innamorato e desideroso di aiutare la sua ex nell'impresa disperata di salvare la casa discografica dal fallimento, nella riconquista del suo cuore si troverà faccia a faccia con un nemico spaventoso, l'orgoglio di Daria, che pur di salvare la cosa che più ama e proteggere i BlackShark da un pericolo che li minaccia, è disposta a sacrificare anche sé stessa e la sua felicità.